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LA GUERRA TRA SATIRA, PUBBLICITA’ E COMUNICAZIONE

6 novembre 2015 • irenesalce

Tradotta-x-manifestoNelle sale del Piano Nobile dello Stabilimento Pedrocchi, contigue a quelle del Museo del Risorgimento e dell’Età Contemporanea, dal 13 novembre 2015 al 31 gennaio 2016 vengono esposti giornali, riviste, cartoline, bolli chiudilettera che raccontano il conflitto principalmente attraverso immagini e illustrazioni. Si tratta di strumenti utilizzati, in quel periodo, a fini propagandistici per informare sugli avvenimenti bellici e per plasmare l’opinione pubblica.

Durante la Grande Guerra si è prodotta una enorme quantità di immagini. Anche per questa ragione essa può essere considerata il primo conflitto moderno. Mai, in precedenza, un evento bellico era stato accompagnato da una produzione figurativa così massiccia ed eterogenea. La lotta si estese dai campi di battaglia ai civili che, per la prima volta, vennero a contatto con quello che stava succedendo in tempo reale. La Prima Guerra Mondiale fu, pertanto, un banco di prova per nuove strategie di comunicazione.

Allo scoppio delle ostilità l’analfabetismo era ancora diffusissimo. Per trasmettere qualsiasi tipo di messaggio, quindi, vennero impiegati testi brevi e incisivi e, soprattutto, fu dato ampio spazio a immagini e a illustrazioni semplici, immediate e accattivanti. Esse vennero ampiamente utilizzate su giornali, riviste, opuscoli, manifesti, cartoline, sia per informare, sia per modificare opinioni, atteggiamenti e comportamenti. In altre parole per la propaganda.

Domenica del CorriereUn ruolo assai importante, già nei mesi che precedettero l’ingresso dell’Italia in guerra, fu giocato dalla stampa e dalla stampa illustrata. Quest’ultima si era guadagnata uno spazio sempre più ampio nel mercato giornalistico, soprattutto con “La Domenica del Corriere”, “La Tribuna Illustrata” e “L’Illustrazione Italiana”. Le loro grandi copertine e le immagini interne venivano ideate per attirare e incuriosire anche chi era poco incline alla lettura. L’illustrazione, negli anni del conflitto, diventò a tutti gli effetti un’arma di propaganda per esaltare l’eroismo dei propri combattenti, coltivare la speranza di una imminente vittoria, educare ai valori patriottici, demonizzare il nemico. A volte essa usava anche il potente mezzo dell’ironia e della satira per narrare fatti o descrivere personaggi, moltiplicando così la propria forza comunicativa. Destinatari di tale giornali erano, tuttavia, solo i civili. Al fronte giungeva qualche quotidiano e circolavano, inizialmente, giornaletti giocosi e scacciapensieri realizzati dagli stessi soldati. Dopo la disfatta di Caporetto la situazione mutò e, agli inizi di febbraio 1918, iniziarono a essere pubblicati i giornali di trincea Corriere dei Piccoli“ufficiali”, istituzionalmente connessi alle grandi unità militari. In essi la favola e la parabola surclassarono la notizia: attraverso vignette colorate venivano sottolineati vizi e colpe dei nemici, mentre erano esaltate l’eroicità e le virtù dei propri combattenti. Gli stessi messaggi semplici e chiari, espressi con un linguaggio analogo, caratterizzarono anche le riviste per bambini. Negli anni del conflitto pure questi giornali, tra i quali si ricordano il “Corriere dei Piccoli” e “La Domenica dei Fanciulli”, si trasformarono in un importante mezzo di propaganda.

La Grande Guerra fu anche il primo conflitto a carattere mediatico, riccamente documentato da reportage fotografici. Del conflitto ci rimangono moltissimi scatti, realizzati per scopi bellici, promozionali o, semplicemente, amatoriali.

cartolinaLo strumento di propaganda più ampiamente utili zzato fu, tuttavia, la cartolina illustrata. All’epoca era il mezzo di comunicazione maggiormente diffuso in tutte le classi sociali. I governi si resero ben presto conto dell’enorme potenziale promozionale del fenomeno postale e del ruolo speciale che poteva rivestire la cartolina. Esistevano vari tipi di cartoline – puramente propagandistiche, satiriche, reggimentali – ma tutte recavano immagini chiare e comprensibili. I soggetti molto spesso erano, in formato ridotto, quelli di manifesti e di locandine. Anche gli autori, frequentemente nomi di rilievo nel panorama nazionale e non solo, potevano essere gli stessi.

La mostra é organizzata dal Comune di Padova – Assessorato alla Cultura – Musei Civici e dall’Università degli Studi di Padova – Comitato d’Ateneo per il Centenario della Grande Guerra in occasione del Centenario della Grande Guerra. La rassegna rientra nel Programma ufficiale delle commemorazioni del Centenario della Prima Guerra Mondiale a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Struttura di Missione per gli Anniversari di interesse nazionale.

L’esposizione fa parte di una serie di iniziative dedicate al conflitto, iniziative che, nel loro insieme, compongono il più ampio progetto Paesaggi di guerra: società e territori. Tale programma, di cui è capofila l’Ateneo patavino e al quale hanno partecipato altri enti pubblici, nonché le forze armate, in qualità di partner, ha ricevuto il contributo della Regione del Veneto in seguito a un bando relativo alla valorizzazione dei beni e alla promozione della conoscenza delle vicende storiche della Prima Guerra Mondiale.

I materiali presentati in mostra sono dei Musei Civici di Padova, Museo d’Arte, Museo del Risorgimento e dell’Età Contemporanea e della collezione di Alessandro Ceccotto, Adria (RO).

Info
Stabilimento Pedrocchi, Piano Nobile
13 novembre 2015-31 gennaio 2016
orario 9.30-12.30 / 15.30-18.00; chiuso i lunedì non festivi, Natale, Santo Stefano, Capodanno
biglietto intero € 4,00; ridotto € 2,50

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