BOMBARDAMENTI

Durante la Grande Guerra Padova subì novantasette incursioni aeree senza lancio di bombe e diciannove bombardamenti; pur con ridotte capacità distruttive in senso militare, questi ultimi furono di notevole impatto sulla popolazione civile e causarono seri danni al patrimonio edilizio e monumentale della città.
Il primo bombardamento sulla città risale al 9 aprile 1916, quando un ordigno colpì il civico 31 di via Savonarola, mentre l’ultimo avvenne nella notte del 25 agosto 1918. Furono colpiti numerosi monumenti, oltre che molte abitazioni private: tra gli altri si ricordano il duomo, la chiesa del Carmine, il teatro Verdi, il palazzo comunale, la zona antistante la basilica di Sant’Antonio e la sede del Museo Civico in piazza del Santo.

H 638 - Danni della prima guerra al Duomo        Bombardamenti - il Municipio

La necessità di approntare opere di difesa antiaerea, rifugi antiaerei per i civili, nonché azioni di salvaguardia del patrimonio artistico si fece più pressante nel corso del conflitto. Le mura rinascimentali di Padova riacquistarono un ruolo, recuperando, in qualche modo, la loro originaria funzione. Oltre ad alcuni bastioni cinquecenteschi, furono destinati a rifugio pubblico ambienti sotterranei o vani posti al piano terra di scuole, di palazzi privati e di edifici pubblici come il Municipio, l’Università, gli ospedali. In caso di attacco aereo veniva dato l’allarme attraverso il suono di sirene e di campane e lo scoppio di razzi tonanti. Su alti edifici e campanili erano state predisposte alcune postazioni di avvistamento, con un servizio di vedette. Per far fronte agli attacchi vennero posizionate delle batterie contraeree al Bassanello, a Mortise e a Montà, una sezione di artiglieria a Terranegra, quattro gruppi23511-300x219 di mitragliatrici presso la stazione ferroviaria, il ponte delle Torricelle, Santa Sofia e le officine della Stanga, nonché due picchetti di fucilieri in via San Massimo e al campo sportivo comunale. Presso l’aeroporto erano presenti anche alcuni velivoli da caccia. In caso di bombardamento mezzi pubblici e veicoli dovevano fermarsi, mentre i portoni delle abitazioni essere aperti per offrire asilo ai passanti. Nelle case, nelle scuole e nelle fabbriche era necessario mettersi al riparo nei piani bassi, meglio ancora in seminterrati o in sotterranei. I tetti e le terrazze delle abitazioni andavano protetti con sacchi di sabbia, mentre i solai dovevano essere svuotati da qualsiasi materiale che potesse risultare infiammabile. La Giunta impose, inoltre, il totale oscuramento notturno: per la prima volta dalla sua inaugurazione nel 1831 il Caffè Pedrocchi venne chiuso durante la notte.