SACELLO DELLA ROTONDA

Il più grave episodio bellico che vide protagoniste le mura rinascimentali cittadine – erette a partire dal 1513 – fu il bombardamento dell’11 novembre 1916 presso il torrione della Gatta. La struttura era utilizzata dagli abitanti della zona come rifugio. L’incursione aerea ebbe inizio verso le 19.50; l’allarme era giunto solo alle 19.37. Un grosso ordigno (secondo alcune fonti le bombe furono due) centrò l’ingresso delle casematte, proprio dove si erano stipati quanti avevano cercato riparo nel torrione, la cui parte più interna era allagata a causa della piena dei fiumi. Novantatré persone morirono – alcune colpite dalle schegge e altre, sospinte in acqua dallo spostamento d’aria, annegate – e ventisei rimasero ferite. Scomparvero intere famiglie, dai nonni ai nipoti; diciassette bambini rimasero orfani di uno o di entrambi i genitori; il 30% delle vittime aveva meno di sedici anni. In questa, come in altre analoghe occasioni, i civici pompieri, la Croce Verde e la Croce Rossa si prodigarono con ogni mezzo a disposizione.
Si trattò di un episodio gravissimo che, sebbene censurato dalla stampa nemica, destò vivissima impressione e sdegno a livello nazionale e internazionale, al punto tale che i bombardamenti contro obiettivi non strettamente miliari furono sospesi per circa un anno.
Nel primo dopoguerra sul torrione della Gatta, proprio sopra quello che era stato l’ingresso al rifugio, venne eretto un serbatoio dell’acquedotto che doveva servire i quartieri nord della città. Il progettista, l’ingegnere comunale Tullio Paoletti, diede alla costruzione l’aspetto di una torre cilindrica e alla base fu ricavato, con una pregevole e originale soluzione architettonica, un sacello in memoria delle vittime. Cappella, serbatoio e giardino della Rotonda vennero inaugurati il 14 giugno 1925 in una giornata ricca di eventi e di manifestazioni, imperniata in particolare sulla cerimonia di consegna del bastone di Maresciallo d’Italia ai Generali Luigi Cadorna e Armando Diaz.
I dodici elementi verticali in cemento armato che reggono la grande vasca sommitale – struttura celata dall’involucro in laterizio che le dona l’aspetto di torre medievale – definiscono alla base uno spazio centrale circolare, riservato al sacello votivo, e dodici vani trapezoidali disposti a raggiera, uno dei quali, racchiuso tra due muri, è adibito a sacrestia, alle spalle dell’altare.
L’intonaco dei pilastri che delimitano la cappella imita il marmo rosso, mentre quello delle pareti degli ambienti perimetrali è trattato come fosse un rivestimento in lastre di travertino romano.
Un bel lampadario in bronzo, ornato nella parte inferiore da una testa di Medusa, pende dal soffitto decorato a finti cassettoni. Le piastrelle del pavimento disegnano, al centro del vano, una sorta di tappeto quadrato a semplici disegni geometrici in bianco e nero; nel mezzo si trova una lapide con una lunga iscrizione dettata da Andrea Moschetti, allora direttore del Museo Civico: A RICORDO DELL’ATROCE MARTIRIO DI TANTE VITTIME/INNOCENTI, A ESPIAZIONE DI OGNI COLPA, A INVOCAZIONE/DAL CIELO DI OGNI FORTUNA SOPRA LA PATRIA, SORGA/QUESTO TEMPIETTO VOTIVO, MONITO AI FUTURI DI QUANTO/SEPPE, DI QUANTO SEMPRE SAPRÀ PADOVA SOFFRIRE E/OPERARE PER LA COMUNE SALVEZZA, PER ITALE SORTI/MIGLIORI, NELLE OPERE DELLA PACE, E, OVE OCCORRA, NEI/CIMENTI SANGUINOSI, COSÌ LA MOLE AUSTERA CHE A/STRUMENTO DI PUBBLICO BENE OGGI SOPRA IL TEMPIETTO/SI ELEVA DAL SUOLO DELLA STRAGE, SIA QUASI SIMBOLO/IDEALE DELLA UMILE GRANDEZZA DE CADUTI DEL PERENNE/COMPIANTO CITTADINO, DELL’ETERNARSI FRUTTUOSO/DI OGNI SUBLIME SACRIFICIO./XI NOVEMBRE MCMXXIII XIV GIUGNO MCMXXV/A. MOSCHETTI.

cappella_gatta_ interno

Anche alle pareti dell’ingresso sono murate due lapidi con i nomi delle vittime dei bombardamenti aerei su Padova. Una iscrizione latina cinge la parte superiore del serbatoio, all’esterno: SANGVINEM OLIM ATROCITER EFFVSVM AQUA PIE DEFLVENS LAVET MOLES IN CAELVM PROFERAT PERPETVO (il sangue un tempo atrocemente sparso l’acqua scorrendo pietosamente lavi e questa mole lo innalzi al cielo per l’eternità). Sopra la porta d’ingresso al sacello è possibile scorgere un’altra lapide, il cui testo è sempre firmato da Andrea Moschetti: IL MARTIRIO DI NOVANTATRE INNOCENTI/QUI/DA NEFANDA INSIDIA NEMICA/SFRACELLATI/SALGA A DIO OLOCAUSTO PERENNE/DI FUTURA GRANDEZZA ALLA PATRIA/DI UN NUOVO PATTO D’AMORE FRA I POPOLI/XI NOVEMBRE MCMXVI.

Info
apertura su richiesta a cura dell’Associazione Comitato Mura di Padova
comitatomura@virgilio.it
www.muradipadova.it