COMANDI MILITARI

Fin dall’inizio del primo conflitto mondiale si era reso necessario lo sdoppiamento dei luoghi di comando: parte era rimasta a Roma, ad affiancare il Ministro della Guerra, parte si era stabilita nelle zone a ridosso del fronte. Dopo la disfatta di Caporetto, nell’autunno 1917, Padova divenne capitale al fronte: il Re e le alte sfere militari italiane e alleate si insediarono tra la città e la provincia.
Nel corso della Grande Guerra, il Comando Supremo dell’Esercito Italiano dovette cambiare più volte la propria sede. Stabilitosi, nel maggio 1915, presso Casa Volpe a Fagagna (UD), si spostò nel mese successivo a Udine, nel grande edificio scolastico sito nell’attuale piazza I Maggio. A fine ottobre 1917 il Comando venne trasferito a Padova, presso Palazzo Dolfin già Papadopoli in corso Vittorio Emanuele II (oggi Collegio Teresianum). Il Generale Luigi Cadorna vi giunse solo il 5 novembre, dopo una breve parentesi a Treviso, presso Palazzo Revedin. L’8 novembre egli firmò il suo ultimo bollettino di guerra e il giorno successivo gli succedette Armando Diaz.

G 12441-Palazzo Papafava-via Marsala   G 12320-Palazzo Giustinian Cavalli (via S. Pietro)

Anche francesi e inglesi spostarono la loro sede in città: i primi si insediarono a Palazzo Papafava in via Marsala, dove rimasero fino al termine del conflitto, mentre i secondi si stabilirono presso Palazzo Giustinian Cavalli (poi Bonacossi) in via San Pietro.
Tra la fine del 1917 e l’inizio dell’anno successivo le incursioni aeree su Padova si fecero più frequenti: autorità e popolazione erano convinti che ciò dipendesse dalla presenza in città degli alti comandi. Il sindaco Leopoldo Ferri presentò alle autorità di governo e a quelle militari pressanti istanze affinché le sedi fossero spostate altrove e il Generale Diaz decise di allontanarle gradualmente. Il Comando italiano fu trasferito presso la villa di Bruno Brunelli Bonetti a Tramonte di Teolo, in provincia di Padova, dove rimase dal 19 gennaio al 4 febbraio 1918. Altri uffici del Comando Supremo occuparono, sempre a Tramonte, le ville di Francesco ed Emilio Brunelli Bonetti e le Ville Rosa e Tosato. Quando gli alti gradi italiani si trasferirono presso l’Hotel Trieste di Abano (5 febbraio 1918), in detti edifici si insediò la missione inglese che aveva abbandonato la sede di Padova, bombardata nel corso delle incursioni della fine di dicembre 1917.

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Erano rimasti in città il Segretariato generale per gli Affari civili, organo a lato del Comando Supremo insediato presso il nuovo palazzo della Cassa di Risparmio in corso del Popolo, e l’Ufficio Stampa e Propaganda. Quest’ultimo, diretto dal Generale Domenico Siciliani con la collaborazione del giovane Giovanni Gronchi, futuro Presidente della Repubblica, nel febbraio 1918 si trasferì presso Villa Scalfo (oggi Monzino) a Monterosso. Qui venne steso lo storico Bollettino della Vittoria, il n. 1268, che fu in seguito passato alla firma di Armando Diaz, ospite all’albergo Trieste, e alla definitiva approvazione del Re, alloggiato a Villa Corinaldi a Lispida di Monselice.