CROCE ROSSA DURANTE LA GRANDE GUERRA

Molto attivo negli anni della Grande Guerra fu il locale Comitato della Croce Rossa Italiana. Se i Soci, tra ordinari e perpetui, erano quasi settecento agli inizi del 1915, durante il 1918 essi superarono le quattromila unità.
Allo scoppio del conflitto il personale venne mobilitato molto rapidamente tanto che, già nel giugno 1915, furono inviati in zona di operazioni due ospedali di guerra (il n. 11 e il n. 41) completamente attrezzati. Nello stesso tempo vennero allestiti in città anche degli ospedali territoriali, avvalendosi quasi esclusivamente di pubbliche sottoscrizioni. Essi furono installati al Seminario Vescovile (ospedale territoriale), al Pensionato Francesco Petrarca in via Donatello e a Villa Pugnalin Valsecchi ad Arsego (PD). Le prime due sedi, concesse in uso rispettivamente dal vescovo e dai gesuiti e adattate rapidamente dall’Ing. Sacchetto e dall’Arch. Peressutti, accolsero i primi feriti e malati il 27 giugno 1915. Tali strutture non funzionarono fino al termine del conflitto: l’ospedale al Seminario, dopo la disfatta di Caporetto, venne trasferito per motivi di sicurezza a Bologna, mentre il Pensionato Petrarca, passato all’Ispettorato amministrativo della città emiliana nell’agosto 1916, fu chiuso nel marzo dell’anno successivo a causa della gravosità delle spese di funzionamento. A Villa Pugnalin Valsecchi, generosamente offerta dai proprietari, venne invece istituito un convalescenziario con oltre cento posti letto. Nel febbraio 1917 la struttura fu trasformata in ospedale da campo e, come tale, rimase operativa fino a novembre di quell’anno.
Per allestire tali ospedali e fornirli di quanto necessario, il Comitato locale organizzò dei centri di raccolta di cui fu animatrice e responsabile la Contessa Cia Giusti del Giardino Cittadella. Nella propria casa di via San Fermo la nobildonna diede vita anche a un laboratorio dove vennero confezionati oltre seimila capi di biancheria e di vestiario per i soldati ricoverati e quasi cinquemila gambali per i combattenti. Anche la Contessa Maria Papafava dei Carraresi Bracceschi, nel proprio palazzo di via Marsala, organizzò un laboratorio dove furono realizzati oltre trentamila indumenti.
Il Comitato padovano, inoltre, istituì, con il concorso del Comitato di Preparazione civile, un posto di ristoro presso la Stazione Ferroviaria dove vennero assistiti non solo feriti e ammalati che transitavano in città diretti o di ritorno dal fronte, ma anche profughi in fuga.

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Già nel dicembre 1914 erano stati avviati dei corsi per infermiere volontarie. Subito dopo la dichiarazione di guerra esse furono chiamate in servizio per l’assistenza negli opedali territoriali, nei treni o negli ospedali da campo. Negli anni del conflitto vennero impegnate anche nell’organizzazione di occasioni (vendite, spettacoli, questue…) per la raccolta di fondi a sostegno della Croce Rossa. Le infermiere volontarie si dedicarono al gravoso servizio sempre con perizia, spirito di sacrificio e di abnegazione, tanto che molte di loro ricevettero onorificenze al merito.
Gli uffici del Comitato si trovavano nei locali al piano terreno del palazzo di Enrico Zuccari, in corso del Popolo. Oltre alla gestione degli ospedali, il Comitato fu impegnato in molteplici diverse attività, in collaborazione con altri Comitati cittadini, quali la ricerca di profughi e di prigionieri, il collegamento di questi con le famiglie, la spedizione di pacchi e di corrispondenza, il funzionamento di una lavanderia.