DIBATTITO PRO/CONTRO L’INTERVENTO

Tra l’estate del 1914 e la primavera dell’anno successivo la città divenne uno dei principali centri della mobilitazione interventista nel Veneto. Essa interessò, tuttavia, un esiguo gruppo di persone: tale tipo di propaganda non coinvolse la maggior parte della popolazione e gli abitanti delle campagne. A favore dell’entrata in guerra si schierarono l’associazionismo irredentista, gli ambienti universitari, l’interventismo democratico. I più accesi erano i nazionalisti guidati da Alfredo Rocco, docente di Diritto commerciale nell’Ateneo patavino dal 1910 al 1925 e futuro estensore del Codice penale. Tra le prime manifestazioni dell’interventismo padovano vi fu la creazione del Battaglione San Giusto. Nelle sue fila esso accolse principalmente studenti dell’Ateneo e irredenti. Questi non solo volevano farsi trovare pronti in caso di scoppio delle ostilità, ma desideravano anche seguire l’esempio dei nonni e dei padri, protagonisti della trascorsa stagione risorgimentale. Molto attive si dimostrarono le sezioni locali delle associazioni Dante Alighieri e Trento e Trieste. La prima operò intensamente a favore dell’intervento contro l’Austria ponendosi, di fatto, come uno dei centri propulsori del rovesciamento delle alleanze. La Trento e Trieste, presieduta all’epoca dall’avvocato Carlo Cassan (caduto sul Pasubio nel 1916), promosse la costituzione del Comitato Pro Patria. Composto da personalità di diversi partiti, esso si impegnò a organizzare conferenze e comizi per propagandare l’entrata in guerra a fianco dell’Intesa. A partire dal gennaio del 1915 pubblicò “L’Intervento”, rassegna politica settimanale, interessante testimonianza delle proprie attività.