APPROVVIGIONAMENTI E I MERCATI

Prima ancora che sui campi di battaglia, la Grande Guerra impegnò il nostro paese sul piano economico. Uno dei problemi che si pose, fin dall’estate del 1914, fu quello dell’approvvigionamento di combustibili e di derrate alimentari. A Padova l’Amministrazione cittadina impose uno stretto controllo sulle vendite e sui consumi per evitare speculazioni e mercato nero. Intervenne, inoltre, impiegando le proprie risorse per acquistare generi di prima necessità da rivendere, a scopo di calmiere naturale: la gestione diretta di alcuni importanti servizi consentì di tenere i prezzi vicini a quelli reali di produzione e obbligò gli altri esercizi a moderarne il costo. In alcuni casi furono applicati dei veri e propri calmieri. Per evitare lucrosi rialzi venivano costantemente pubblicati manifesti con il prezzo massimo delle merci. Furono, inoltre, istituiti degli spacci comunali a tariffe agevolate. Il primo banco venne aperto in via del Sale (attuale via Guglielmo Oberdan) con poche ceste di fagioli, di mele, di pere e alcuni sacchi di patate. Il successo fu tale che lo spaccio venne trasferito sotto il Salone; fu inoltre introdotta la vendita di altri generi alimentari. Dopo i primi esperimenti nel centro città, il servizio venne decentrato e furono aperti anche alcuni spacci rionali. Nei diversi quartieri l’Azienda Comunale dei Consumi gestiva pure latterie e rivendite di legna e di carbone.