PADOVA SANITARIA

Durante la Prima Guerra Mondiale Padova svolse un ruolo assai importante quale centro logistico sanitario e ospedaliero. Quanto realizzato in città funse spesso da modello per l’organizzazione di analoghi impianti altrove.
Fin dalle prime settimane del conflitto moltissimi furono gli aiuti portati ai feriti e agli ammalati che sopraggiungevano, spesso forniti anche da privati cittadini. Inizialmente i mezzi a disposizione per il trasferimento dei bisognosi erano assai scarsi, ma ben presto vennero avviati i lavori di allacciamento delle linee tramviarie agli ospedali e di adattamento delle vetture al trasporto dei feriti.
Tra il 1916 e il 1917 Padova divenne un vero e proprio centro ospedaliero, con oltre settemilacinquecento posti letto a disposizione in città e più di quattromila in provincia. Dapprima la direzione di sanità aveva previsto l’approntamento di millecinquecento letti, cinquecento nella sede dell’Ospedale Militare Principale e i restanti in quello della Caserma di Santa Giustina, che si stava allestendo. Apparve subito chiaro che tali posti letto non erano sufficienti, tant’è che già nell’aprile 1915 l’Ospedale Civile ne mise a disposizione oltre seicento per la truppa e per gli ufficiali. Vennero poi trasformati in ospedali anche strutture che, prima del conflitto, avevano altre destinazioni d’uso come scuole, istituti, collegi e orfanotrofi. Non tutte queste sedi funzionarono ininterrottamente; soprattutto dopo la disfatta di Caporetto, la minaccia di invasione austriaca e le continue incursioni aeree causarono il trasferimento, la riduzione o addirittura la cessazione dell’attività di alcune istituzioni sanitarie.
Anche la Croce Rossa Italiana aveva delle strutture ospedaliere a Padova, presso il Seminario vescovile e il Pensionato “Francesco Petrarca”, e in provincia, a villa Pugnalin Valsecchi ad Arsego.

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In tali ospedali prestarono il loro servizio i volontari, in particolare le crocerossine, molte delle quali ricevettero la medaglia al merito per il lavoro svolto. La Croce Rossa Italiana allestì inoltre un posto di ristoro presso la stazione ferroviaria, provvedendo ad assistere feriti, ammalati e soldati diretti o di ritorno dal fronte.
Molta attiva anche la neonata (1913) Croce Verde, non solo nel trasporto dei feriti, dei militari e dei profughi ma soprattutto nell’opera di soccorso dopo le incursioni aeree. Per il suo operato negli anni della guerra essa ottenne molteplici attestazioni di benemerenza.
Altre istituzioni cittadine furono messe alla prova coadiuvando con un’opera diligente e appassionata le iniziative delle autorità preposte all’assistenza: tra le altre, il Comitato di Preparazione civile, il Comitato di soccorso ai profughi, il Comitato Pro mutilati di guerra, il Comitato Pro Soldato, la Sezione di rieducazione per i soldati ciechi dell’Istituto Configliachi.
In diversi palazzi cittadini vennero altresì organizzati laboratori dove erano confezionati biancheria e indumenti per la Croce Rossa Italiana o per i soldati: si ricordano in modo particolare quelli delle contesse Cia Giusti del Giardino Cittadella e Maria Papafava dei Carraresi Bracceschi.