PALAZZO MORETTI-SCARPARI

Palazzo Moroni-municipioLa lunga gestazione del palazzo sede dell’attuale municipio di Padova è emblematica della tortuosità con cui venne elaborato il culto dei caduti nell’Italia del primo dopoguerra. Nel novembre 1918 il Comune decise di legare la memoria del conflitto all’edificazione del nuovo palazzo pubblico che avrebbe dovuto essere dedicato “agli Eroi dell’ultima guerra dell’indipendenza italiana e ai martiri della libertà dei popoli”. Il 4 novembre 1919, primo anniversario della Vittoria, fu pubblicato il bando di concorso: i concorrenti dovevano presentare un progetto che prevedesse la costruzione di un edificio che contenesse al suo interno (o presentasse all’esterno) evidenti riferimenti alle “epiche vicende della grande guerra 1915-1918″ e al contributo di sangue della città, mentre lasciava libertà nelle modalità di realizzazione dei temi previsti. La risposta fu ampia, anche grazie alle cospicue somme raccolte per premiare i vincitori, e assai varia nella qualità e negli stili dei progetti presentati, ventiquattro in tutto. Nel giugno 1921 risultò primo classificato quello contrassegnato dal motto “Fidentes” dell’architetto Romeo Moretti e dell’ingegnere Giambattista Scarpari. Si trattava di una scelta che obbediva a logiche simboliche e ideologiche rilevanti ma premiava anche la dimensione territoriale. Venivano premiati infatti due progettisti originari di Padova, benché di fama nazionale, e la loro scelta di porre al centro dell’opera la celebrazione dei caduti cittadini: la facciata dell’edificio venne riccamente decorata (a opera di alcuni tra i più noti scultori veneti dell’epoca, tra i quali Gaetano Samoggia) con elementi che richiamavano il trionfo della nazione – come la Vittoria alata che domina il torricino e gli stemmi delle città, tra cui spiccano quelli di Trento e Trieste irredente – ma il vero centro dell’impianto visivo è l’elenco dei milletrecentosettantasei caduti della città i cui nomi fasciano le due ali del palazzo.

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La posa della prima pietra venne effettuata il 4 novembre del 1922, alla presenza del Generale Armando Diaz. Il commissariamneto del Comune, a partire dal 1924, e soprattutto il rinvenimento, durante la demolizione di vecchi edifici su via 8 Febbraio, della facciata dell’antico Palazzo degli Anziani, causarono l’interruzione dei lavori. Sulla vicenda, l’opinione pubblica, le associazioni coinvolte nel finanziamento del progetto e le autorità locali si divisero. Da un lato, coloro che ritenevano più importante salvaguardare le memorie della libertà comunale cittadina, variando o anche bloccando il progetto del nuovo palazzo-monumento per dare vita invece a una nuova piazza intitolata ai caduti. Dall’altro combattenti, reduci e l’associazione Padri dei Caduti, sostenuti dal Commissario Regio e dal Prefetto, i quali sostenevano che la celebrazione della memoria della guerra doveva soppiantare qualsiasi riferimento al passato, per evitare il discredito e un affronto insostenibile al “ricordo degli eroi”. Considerazioni di carattere finanziario e storico-artistico incisero non poco sulla polemica. Inserita una variante nel progetto che salvaguardasse il nucleo della facciata dell’antico Palazzo degli Anziani, i lavori ripresero nel 1928 e terminarono nel 1932.