RIFUGI

La questione dei rifugi emerse, in tutta la sua problematicità, in seguito al moltiplicarsi dei bombardamenti aerei. La tragedia del torrione della Gatta, l’11 novembre 1916, ebbe come conseguenza una migliore organizzazione della difesa antiaerea e il regolamento dei ricoveri.
L’8 gennaio 1917 venne affisso un città un manifesto con un primo elenco di rifugi pronti e messi a disposizione dei cittadini:

rifugi

Un altro manifesto, con un secondo elenco di ricoveri, venne pubblicato una settimana dopo:

rifugi 2

I custodi dei rifugi dovevano provvedere:
– ad aprire al pubblico e a illuminare il ricovero affidato loro al momento dell’allarme;
– a far sgomberare e a chiudere il rifugio non appena veniva dato il segnale di cessato pericolo (suono di due sirene acustiche), spegnendo i lumi a eccezione del fanale rosso apposto all’ingresso che doveva rimanere costantemente acceso;
– a tenere giornalmente pulito il ricovero;
– a riferire al Municipio quanto succedeva nel rifugio durante le incursioni e nei periodi intermedi;
– a ritirare dall’ufficio civico Lavori Pubblici tutto ciò che era necessario per l’illuminazione e la pulizia del ricovero;
– a vigilare sulla disciplina e sulla moralità dei rifugiati in modo che venissero rispettate le regole che prevedevano il divieto di fumare, di compiere atti contrari alla morale, di tenere una condotta che infastidisse, scandalizzasse o recasse danno al buon costume e alla proprietà privata sulla quale si apriva il ricovero; il pubblico inoltre doveva accedere ai rifugi con ordine, non commettendo atti di violenza e cercando di mantenere la calma durante le incursioni.
Tra la fine del 1917 e gli inizi dell’anno successivo il numero dei ricoveri venne notevolmente aumentato. Il Comune continuò la propria azione di custodia e di manutenzione, anche se l’autorità militare, nel maggio 1918, aveva avocato a sè la cura e l’onere della costruzione dei rifugi.