TEATRI E CINEMATOGRAFI

Nei primi anni del conflitto teatri e cinematografi cittadini continuarono la loro attività. Solo a partire dal novembre del 1917 gli annunci di spettacoli scomparvero dai quotidiani. Il Verdi – sorto sull’area del Teatro Nuovo, costruito verso la metà del Settecento e modificato radicalmente da Giuseppe Jappelli un secolo dopo – era stato inaugurato nel 1884. Vi si mettevano in
scena opere drammatiche e liriche, ingaggiando i migliori attori del momento e avvalendosi di famosi cantanti. La programmazione, caratterizzata da quattro stagioni all’anno, subì un rallentamento durante il conflitto, per concludersi con la Loreley di Alfredo Catalani rappresentata davanti a un pubblico ridottissimo. Tra il novembre e il dicembre del 1917 il Verdi, requisito dall’autorità militare, divenne la sede della Casa del profugo. La notte del 29 dicembre di quell’anno il teatro venne colpito nel corso di un bombardamento aereo: i danni furono tali che esso riaprì solo nel 1920.
In piazzetta della Garzeria si trovava il Teatro Garibaldi, così nominato nel 1868 dopo che l’Eroe dei due mondi vi aveva assistito a una rappresentazione. Era un teatro popolare, aperto tutto l’anno, con attività eterogenea. Negli anni sessanta del Novecento venne demolito per fare posto a un supermercato.
Nel marzo del 1913 era stato inaugurato, dirimpetto al ponte sul Piovego lungo corso del Popolo, il complesso dell’Albergo e del Teatro del Corso. In questa nuova sede andava in scena soprattutto il genere leggero, l’operetta. Durante la guerra alcuni membri del Comitato Pro Soldato ne assunsero, a loro rischio, la conduzione allo scopo di offrire rappresentazioni gratuite ai militari. Ogni giorno tale Comitato distribuiva ai soldati anche dei biglietti per assistere alle proiezioni di film al cinema Edison Centrale, in piazza Cavour.